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Il documento di valutazione del rischio
La valutazione dei rischi

Medicina del lavoro
 
 
 

Il documento di valutazione del rischio
Un modello reale

La valutazione dei rischi

3. VALUTAZIONE DEI RISCHI
La valutazione dei rischi esamina in maniera sistematica tutti gli aspetti dei luoghi di lavoro, per definire le possibili od eventuali cause di lesioni o danni.
La valutazione dei rischi è stata strutturata ed attuata in modo da consentire di:

  1. identificare i luoghi di lavoro (reparti, ambienti, postazioni di lavoro)
  2. identificare i pericoli e le fonti potenziali di rischio, presenti in tutte le fasi lavorative di ogni area aziendale
  3. individuare i soggetti esposti, direttamente o indirettamente, anche a pericoli particolari
  4. stimare i rischi, considerando adeguatezza ed affidabilità delle misure di tutela già in atto
  5. definire le misure di prevenzione e protezione, atte a cautelare i lavoratori, secondo le seguenti gerarchie ed obiettivi:
      1. eliminazione dei rischi
      2. riduzione dei rischi (privilegiando interventi alla fonte)
  6. programmare le azioni di prevenzione e protezione con priorità derivanti da:
      1. gravità dei danni
      2. probabilità di accadimento
      3. numero di lavoratori esposti
      4. complessità delle misure di intervento (prevenzione, protezione, etc.) da adottare.

 

8.1. METODOLOGIA ADOTTATA
La quantificazione e relativa classificazione dei rischi deriva dalla stima dell’entità dell’esposizione e dalla gravità degli effetti; infatti, il rischio può essere visto come il prodotto della Probabilità P di accadimento per la Gravità del Danno D:
R = P x D
Per quanto riguarda la probabilità di accadimento si definisce una scala delle Probabilità, riferendosi ad una correlazione più o meno diretta tra la carenza riscontrata e la probabilità che si verifichi l’evento indesiderato, tenendo conto della frequenza e della durata delle operazioni/lavorazioni che potrebbero comportare rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori.
Di seguito è riportata la Scala delle Probabilità:

 

Livello

Criteri

 

1

Non probabile

Non sono noti episodi già verificatesi.
L’anomalia da eliminare potrebbe provocare un danno solo in concomitanza con eventi poco probabili ed indipendenti.

 

2

Possibile

L’anomalia da eliminare potrebbe provocare un danno solo in circostanze sfortunate di eventi.
Sono noti solo rarissimi episodi già verificatesi.

 

3

Probabile

L’anomalia da eliminare potrebbe provocare un danno anche se in modo non automatico e/o diretto.
È noto qualche episodio in cui l’anomalia ha fatto seguito il verificarsi di un danno.

 

4

Altamente probabile

Esiste una correlazione diretta tra l’anomalia da eliminare ed il verificarsi del danno ipotizzato. Si sono già verificati danni conseguenti all’anomalia evidenziata nella struttura in esame o in altre simili ovvero in situazioni operative simili.

Per quanto concerne l’Entità dei Danni, si fa riferimento alla reversibilità o meno del danno.
Di seguito è riportata la Scala dell’Entità del Danno:

 

Livello

Criteri

 

1

Lieve

Infortunio o episodi di esposizione acuta con inabilità temporanea breve e rapidamente reversibili.
Esposizione cronica con effetti rapidamente reversibili. 

 

2

Modesto

Infortunio o episodi di esposizione acuta con inabilità temporanea anche lunga ma reversibile.
Esposizione cronica con effetti reversibili.

 

3

Significativo

Infortunio o episodio di esposizione acuta con effetti di invalidità permanente parziale.
Esposizione cronica con effetti irreversibili e/o parzialmente invalidanti.

 

4

Grave

Infortunio o episodio di esposizione acuta con effetti letali o di invalidità totale.
Esposizione cronica con effetti letali e/o totalmente invalidanti. 

Combinando le due scale in una matrice si ottiene la Matrice dei Rischi, nella quale ad ogni casella corrisponde una determinata combinazione di probabilità/entità dei danni.
Di seguito è riportata la matrice che scaturisce dalle suddette scale:

Diagramma della valutazione del rischio

 

Classe di Rischio

Priorità di intervento

Elevato
(12 ≤ R ≤ 16)

Azioni correttive Immediate
L’intervento previsto è da realizzare con tempestività nei tempi tecnici strettamente necessari non appena approvato il budget degli investimenti in cui andrà previsto l’onere dell’intervento stesso.

Notevole
(6≤ R ≤ 9) 

Azioni correttive da programmare con urgenza
L’intervento previsto è da realizzare in tempi relativamente brevi, anche successivamente a quelli stimati con priorità alta.

Accettabile
(3 ≤ R ≤ 4)

Azioni correttive da programmare a medio termine
Intervento da inserire in un programma di interventi a medio termine ma da realizzare anche in tempi più ristretti qualora sia possibile attuarlo unitamente ad altri interventi più urgenti.

Basso
( 1 ≤ R ≤ 2)

Azioni migliorative da valutare in fase di programmazione

4. PRINCIPALI FATTORI DI RISCHIO
I fattori di rischio presenti nei luoghi di lavoro, in conseguenza dello svolgimento delle attività lavorative sono stati ordinati in tre categorie:

  1. Rischi per la sicurezza (di natura infortunistica) dovuti a:
      1. strutture
      2. macchine
      3. impianti elettrici
      4. sostanze e preparati pericolosi
      5. incendio ed esplosioni.
  2. Rischi per la salute (di natura igienico-ambientale) dovuti a:
      1. agenti chimici
      2. agenti fisici
      3. agenti biologici.
  3. Rischi trasversali (per la salute e la sicurezza) dovuti a:
      1. organizzazione del lavoro
      2. fattori ergonomici
      3. fattori psicologici
      4. condizioni di lavoro difficili

RISCHI PER LA SICUREZZA
I rischi per la sicurezza, o rischi infortunistici si riferiscono al possibile verificarsi di incidenti/infortuni, ovvero di danni o menomazioni fisiche (più o meno gravi) subite dai lavoratori in conseguenza di un impatto fisico/traumatico di diversa natura (meccanica, elettrica, chimica, termica, etc.).
Di seguito sono riportati alcuni esempi di tali rischi:

  1. rischi da carenze strutturali dell’ambiente di lavoro (illuminazione normale e di emergenza, pavimenti, uscite, porte, locali sotterranei, etc.)
  2. rischi da carenza di sicurezza su macchine ed apparecchiature (protezione degli organi di avviamento, di trasmissione, di comando, protezione nell’uso di ascensori e montacarichi, uso di apparecchi a pressione, protezione nell’accesso a vasche, serbatoi e simili)
  3. rischi da manipolazione di agenti chimici pericolosi (infiammabili, corrosivi, comburenti, esplosivi, etc.)
  4. rischi da carenza di sicurezza elettrica
  5. rischi da incendio e/o esplosione (presenza di materiali infiammabili, carenza di sistemi antincendio e/o di segnaletica di sicurezza).

RISCHI PER LA SALUTE
I rischi per la salute o rischi igienico-ambientali sono responsabili del potenziale danno dell’equilibrio biologico e fisico del personale addetto ad operazioni o a lavorazioni che comportano l’esposizione a rischi di natura chimica, fisica e biologica.
Di seguito sono riportati alcuni esempi di tali rischi:

  • rischi di esposizione connessi con l’impiego di sostanze/prepararti chimici pericolosi (per ingestione, contatto cutaneo, inalazione di polveri, fumi, nebbie, gas e vapori)
  • rischi da agenti fisici:
      • rumore (presenza di apparecchiature rumorosa durante il ciclo lavorativo) con propagazione dell’energia sonora nel luogo di lavoro
      • vibrazioni (presenza di apparecchiatura e strumenti vibranti) con propagazione delle vibrazioni a trasmissione diretta o indiretta
      • ultrasuoni
      • radiazioni ionizzanti
      • radiazioni non ionizzanti (presenza di apparecchiature che impiegano radiofrequenze, microonde, radiazioni infrarosse ed ultraviolette, luce laser)
      • microclima (temperatura, umidità, ventilazione, calore radiante, condizionamento)
      • illuminazione (carenze nei livelli di illuminamento ambientale e dei posti di lavoro, non osservanza delle indicazioni tecniche previste in presenza di videoterminali).
  • Rischi di esposizione connessi all’impiego e manipolazione di organismi e microrganismi patogeni e non, colture cellulari, endoparassiti umani.

RISCHI TRASVERSALI O ORGANIZZATIVI
Tali rischi sono individuabili all’interno della complessa articolazione che caratterizza il rapporto tra il dipendente e l’organizzazione del lavoro con interazioni di tipo ergonomico, ma anche psicologico ed organizzativo.
Di seguito sono riportati alcuni esempi di tali rischi:

  1. organizzazione del lavoro (sistemi di turni, lavoro notturno, etc.)
  2. fattori psicologici (intensità, monotonia, solitudine, ripetitività del lavoro, etc.)
  3. fattori ergonomici (ergonomia dei dispositivi di protezione individuale e del posto di lavoro).

 

 
 
 
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