Sospesi i primi operatori sanitari non vaccinati.

15/07/2021
Autore: Dott. Paolo Aceti

Dal primo aprile è in vigore la norma contenuta nel Decreto Legge 44 del 2021 che impone l’obbligo del vaccino covid-19 per i professionisti della sanità, sia che operino nel pubblico che nel privato.

Le Asl stanno per consegnare (e in alcuni casi già lo hanno fatto) agli Ordini professionali gli elenchi con i sanitari non vaccinati. E che ora rischiano di essere sospesi e di restare senza stipendio fino al 31 dicembre 2021. Resta però l’ombra dei ricorsi al Tar da parte di chi verrà sospeso.

L’unica eccezione prevista rispetto all’obbligo di vaccinazione riguarda il caso di accertato pericolo per la salute, in relazione a specifiche condizioni cliniche documentate: in tal caso la vaccinazione non è obbligatoria e può essere omessa o differita. In caso di mancata vaccinazione, l’Azienda sanitaria disporrà “la sospensione dal diritto di svolgere prestazioni o mansioni che implicano contatti interpersonali o comportano, in qualsiasi altra forma, il rischio di diffusione del contagio da SARS-CoV-2”. Ma saranno gli Ordini a formalizzare la sospensione.

Sui numeri c’è ancora molta incertezza: nei giorni scorsi  per esempio si era parlato di 20mila sanitari ancora non vaccinati in Piemonte, ma ancora non è arrivata la lista definitiva. Se i numeri fossero elevati, si rischiano problemi nella copertura delle turnazioni nelle Asl e negli ospedali.

Operatori sanitari sono già stati sospesi a Brindisi e Ragusa , lo stesso in Trentino alto Adige, ma  a mio modesto  parere non è questa la strada che andrebbe seguita.

Gli strumenti legali esistono già e sono previsti dall’ 81/08: una non idoneità temporanea   in ambiente sanitario per l’alto rischio covid comporterebbe  lo spostamento del lavoratore ad altra mansione o nel caso non si trovasse come previsto per legge, una collocazione per il lavoratore compatibile con il rischio lavorativo si potrebbe arrivare   alla sospensione dal servizio con decurtazione dello  stipendio senza  rischiare costosi ricorsi al tar, l’ alternativa che resterebbe al lavoratore è ricorso contro giudizio avverso e non sono affatto sicuro che le asl chiamate in causa non ratificherebbero la decisone presa dal medico        

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